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il potere di nominare e la questione del linguaggio inclusivo -

Vera Gheno scrive “le parole sono atti di identità”,

uno dei principali strumenti di autodefinizione e costruzione della soggettività individuale

 

ancora oggi è necessario tenere a fuoco la questione del linguaggio perché, per creare un ponte, bisogna riconoscere la diversità –

per farlo, il linguaggio deve essere decostruito, così che ne venga svelato il carattere falsamente neutro e, per una maggiore consapevolezza delle forme in cui la disparità viene mantenuta, occorre analizzarne le condizioni d’uso.

il laboratorio propone una riflessione sul politicamente ambiguo e il semanticamente controverso, che il codice lingua-parola produce, cercando di smantellare la radice maschilista che si perpetua da sempre.

lo scopo è riappropriarsi delle parole, di cui il mondo è pieno –

riappropriarsi del loro senso e, soprattutto, delle loro implicazioni.

le parole sono il nostro modo di concettualizzare la realtà e far esistere le cose, non possiamo parlare di ciò per cui non abbiamo le parole, da cui l’importanza di nominare per far sì che la cosa non scompaia nel segno che le identifica.

il laboratorio linguistico parte da lingue di uso comune per arrivare a neologismi con una precisa ideologia, dalla sperimentazione grafica a quella sonora: performance, poesia visiva, manifesto… perché qualsiasi prodotto della nostra comunicazione, sia scritta che parlata, può essere definito testo -

testo come tessuto, fili che si intrecciano nel tentativo di creare un nuovo linguaggio, un dialogo alternativo, attraverso suggerimenti in dimensione aperta e problematica, non soluzioni prescrittive.

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